Pil, Confesercenti: quadro economico fragile, pesa instabilità geopolitica. Serve manovra di grande prudenza, orientare risorse disponibili a recupero potere acquisto famiglie

Un quadro macroeconomico fragile. La Nota mensile pubblicata dall’Istat conferma, purtroppo, il momento di stallo dell’economia italiana, come già avevamo sottolineato: all’esaurimento del rimbalzo post- Covid e all’assenza di fattori espansivi in grado di contrastare gli effetti dell’alta inflazione si somma ora l’incertezza dovuta all’aggravarsi della questione mediorientale.

Così Confesercenti in una nota.

Ai timidi segnali di ripresa sul fronte della produzione industriale si affianca, infatti, una tenuta dei consumi sempre più affidata alla rinuncia ai risparmi da parte delle famiglie – la propensione al risparmio è ai minimi dal 2012 – e pesa, come rilevato dall’Istituto di statistica, il continuo ripiegamento degli indicatori di fiducia.

Attenuata, per motivi stagionali, la grande spinta proveniente dal turismo internazionale, le prospettive di questa seconda parte del 2023 puntano, dunque, a una crescita zero con una difficile conservazione degli incrementi di Pil acquisiti dai primi sei mesi dell’anno: senza il maggior contributo attribuito ai consumi, auspicando che possa realizzarsi, la previsione di crescita del Pil si attesterebbe al di sotto dello 0,5%.

Inoltre, per il 2024 le nuove stime del Fondo Monetario Internazionale ridimensionano le aspettative, tornando ad indicare uno scenario di crescita ‘zero virgola’, mentre si acuisce l’instabilità geopolitica con la ripresa del conflitto in Medio Oriente ed il prolungamento della guerra in Ucraina. E preoccupano le tensioni sui mercati finanziari, con un allargamento dello spread pagato dai nostri titoli di Stato.

In queste condizioni, perciò, è prioritario adottare una legge di bilancio ispirata a grande prudenza e capace di orientare le poche risorse disponibili al recupero del potere d’acquisto delle famiglie: la debolezza del quadro internazionale insieme ai protratti segnali di stanchezza degli investimenti rendono, infatti, determinante la tenuta dei consumi per il raggiungimento dei pur modesti obiettivi di crescita fissati dal governo per il prossimo anno.

 

 

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